Kojima e la sua riflessione sui processi creativi
Mentre si fanno sempre più insistenti i rumors sulla possibilità di una collaborazione tra il game designer Hideo Kojima e Microsoft ― oltre all'esagerazione con cui si sta tendendo a parlare del caso Abandoned, l'intervento tenuto dall'autore durante la cerimonia della Summer Game Fest continua a risuonare come un discorso criptico nell'eco di questo E3 ormai conclusosi e crediamo valga la pena dedicarvi una riflessione di più ampio respiro.
Kojima esprime con totale trasparenza la necessità di ridiscutere i propri processi creativi alla luce dei cambiamenti dovuti all'incombere della pandemia di Covid-19. Parole profonde che servono a inquadrare (e a svelare) il modus operandi che l'autore ha sempre seguito nel corso della sua carriera: quella visione proiettata 10-20 anni in là, alla quale però ora sopraggiunge l'esigenza di accorciare il tiro, di guardare un po' più da vicino cosa ci aspetta, tentando di anticipare gli eventi.
Ma la discussione non si arrende ai toni austeri degli idealismi. Kojima infatti tiene a precisare che si deve comunque parlare di intrattenimento, che, insomma, un videogioco deve divertire. Certo, se si pensa al viaggio di Sam Porter Bridges nella sconfinata assenza del mondo post-Death Stranding, risulta tutt'altro che immediato ritrovare quello spirito di divertimento di cui parla il creativo, ma è anche vero che i momenti buffi, talvolta delle vere trovate, non sono mancati nemmeno nella sua ultima produzione.
Cionondimeno, Kojima è un autore che molto si è prodigato su questioni attuali. Lo abbiamo visto lanciare un monito diretto al disarmo nucleare, il leitmotiv di tutta la memorabile saga di Metal Gear, per poi interessarsi con sguardo critico ― ma pur sempre umano, quasi romantico ― alla realtà dei social media, discutendone apertamente i presupposti di un grande cambiamento sociologico in Death Stranding ― come abbiamo fatto notare nella nostra recensione.
Ma cosa aspettarsi ora? Le produzioni viste sino a qui si sono tutte dimostrate al pari delle aspettative che un nome altisonante come il suo avrebbe potuto generare e questo discorso deve intendersi anche in termini temporali: l'atto "divinatorio" dell'intuizione è sempre riuscito a tessere trame concretamente attuali, di un realismo azzeccatissimo, stimolante; un cambio di registro nel processo di stesura ― anzi di previsione, per approdare poi ad un concept ― potrebbe verosimilmente portare al medesimo risultato senza alterare questo prezioso gioco di equilibri?
D'altro canto, questo proposito potrebbe essere anche banalmente ricondotto ad una necessità di accelerazione produttiva dovuta ai tempi interni del mercato che si sono sempre più dilatati ― così come quelli delle community, specialmente a fronte della stagnazione dell'ultimo biennio. Se così fosse, un minimo di preoccupazione sarebbe anche legittima; è tuttavia probabile che Kojima abbia in mente già qualcosa e che la sua riflessione non fosse altro che un espediente mediatico per introdurre un nuovo progetto, qualcosa del tutto inedito e scolpito dalla singolarità di questo periodo storico che ha trasversalmente impattato chiunque, creativi e game designer compresi.
Non possiamo che restare in attesa di vedere cosa avrà concepito l'estro di uno degli autori più eccentrici e rivoluzionari del mondo dei videogiochi a questo punto.
💬 E voi che ne pensate?
Quali aspettative avete sulla prossima produzione firmata Hideo Kojima?



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