La differenza tra pc e console gaming è sempre meno evidente
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| Fonte: SecurityBrief |
C’è un punto di convergenza cui tendono i processi evolutivi ― hardware e software ― nel panorama videoludico odierno: l’esperienza del console gaming sta divenendo sempre più simile a quella della sua controparte pc.
Lo si è visto inizialmente con le manovre di una Microsoft intenta a puntare sulla validità dei servizi offerti, dove oggi il Game Pass troneggia come precursore di un cambio di paradigma imminente ― quello della rivoluzione digitale (la seconda, per essere precisi).
I modelli di business incentrati sullo streaming come Google Stadia, GeForce Now e il nuovo Amazon Luna(di cui abbiamo discusso in un nostro articolo), del resto, non fanno che testimoniare quanto la tendenza a rivisitare il concetto di console sia marcata e soprattutto proficua.
Anche sul piano esperienziale le cose sono evidentemente cambiate negli ultimi anni. L’immediatezza di fruizione delle console è andata confondendosi in un processo di continui aggiornamenti e installazione di patch; senza considerare il bisogno di gestire la memoria interna per fare spazio a nuovi giochi ― una pratica che ricorda il modus operandi del pc gamer.
Dal canto suo, il pc ha reso, nel corso degli anni, sempre più semplice e intuitiva l’esperienza utente, tendenza che, portata alle sue estreme conseguenze, culmina con una proposta controversa ma indubbiamente originale come quella della Steam Machine di Valve ― di cui ora si sta parlando molto a causa di un rumor secondo il quale il colosso americano starebbe lavorando ad una nuova versione.
Considerando oltretutto la natura ormai temporanea delle esclusive (vedasi Death Stranding, Horizon Zero Dawn, Days Gone), la distanza tra i due modelli viene a farsi sempre più breve al punto da chiederci se sia davvero sensato parlare di console e pc come due realtà distinte imprescindibilmente.



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