Recensione | Ghost of Tsushima

Tra Mito e Vendetta


Antefatto 


Ottobre 1274 

Il re-comandante del sempre più vasto e glorioso impero mongolo  Kublai Khan, nipote di Gengis Khan  visto il fallimentare tentativo di una mediazione con cui aveva intimato più volte lo Shōgun reggente a riconoscere la propria sovranità e a sottomettersi fin da subito in maniera pacifica, dopo un’attesa valsagli inutilmente cinque anni, decide di passare all’azione prendendosi con la forza ciò che reclamava ed invade così il Giappone.  

La prima operazione bellica ha come bersaglio l’isola di Tsushima, interessante punto strategico fra la costa meridionale della Corea, dalla quale sarebbero salpate le navi mongole, e quella occidentale dell'isola giapponese di Kyushu. I mongoli sbarcano quindi sulla piccola isola che fa da crocevia per i territori nipponici oggetto delle mire espansionistiche del Gran Khan, intenti ad utilizzare quel porto come il proprio campo-base dal quale procedere verso la conquista del paese. 

Sono circa 30.000 soldati (tra cui anche coreani e cinesi), armati pesantemente, capaci di muoversi in formazioni a compartimenti e abili utilizzatori della polvere pirica. 

Dall’altra parte, a difendere Tsushima, un esiguo contingente di ottanta samurai

A decretare l’ovvio esito di questa battaglia, tuttavia, non è solamente la superiorità numerica dei mongoli, ma essenzialmente il loro modo di intendere la guerra. Di fatto i giapponesi erano abituati a combattere in duelli all’arma bianca, cosa che avveniva per lo più tra i campioni scelti dalle due fazioni che dovevano battersi per affermare il proprio valore; incapaci quindi di gestire un assalto di quelle proporzioni e rei oltretutto di non conoscere la tecnologia degli armamenti mongoli  i quali, con petardi e bombe a mano, erano capaci di infliggere ingenti danni  i coraggiosi samurai sono destinati ad un epilogo piuttosto desolante e dalle più che prevedibili conseguenze. 

L’avanzata mongola procede quindi fino all’isola di Kyushu dove i samurai si barricano nella baia di Hakata innescando così una battaglia che durerà per giorni fiaccando il morale degli invasori, i quali, alla luce anche di alcune indiscrezioni secondo cui sarebbero presto giunti dei rinforzi dal Giappone, decidono di ritirarsi sulle proprie imbarcazioni per rifocillarsi, ma questo, si rivela essere l’errore fatale dell’intera impresa: inaspettato e incredibilmente provvidenziale, un tifone sorprende le navi dei soldati sbaragliandole e decimandone le unità a tal punto da costringerli ad abbandonare la guerra. 

Questo sancì l’improvvisa vittoria dei giapponesi da cui nacque il mito del kamikaze, che letteralmente significa “vento divino”, elemento su cui poi si fonderà la convinzione che la terra del Sol Levante sia protetta dagli dèi (kami) contribuendo in maniera non trascurabile ad un crescente senso di nazionalismo diffuso in tutto il Giappone

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Il Concept 

Forte del fascino che da sempre ammanta l’ambientazione del Giappone feudale, Sucker Punch sceglie proprio questo topos per la sceneggiatura di Ghost of Tsushima, titolo che fin dal trailer di lancio ha palesato l’intenzione della software house statunitense di raccontare le antiche gesta degli iconici samurai e che per farlo adotta l’espediente narrativo di un momento storico ben preciso e mai utilizzato prima d’ora nel panorama videoludico, ovverosia l’invasione mongola del XIII secolo. 

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È proprio dal massacro di Tsushima 
 dove l’esercito guidato dal Khan ha fatto strage dei valorosi samurai senza troppi problemi  che nasce l’opera di fantasia il cui protagonista è Jin Sakai, unico superstite della carneficina avvenuta sulla spiaggia di Komoda, lo stesso teatro di sangue che ci viene proposto letteralmente in apertura dopo aver premuto su “nuova partita” trasportandoci immediatamente nell’universo di gioco, in quell’esatto ed emblematico punto di transizione dove finisce la storia e comincia Ghost of Tsushima.  Saremo quindi chiamati ad indossare i panni di un samurai sopravvissuto all’inaudita violenza dall’esercito mongolo, in un paese che rischia di non poter più essere chiamato casa e per il quale, l’onore del codice che ci è stato imposto fin da piccoli, non potrà che spingere Lord Sakai nell’inenarrabile impresa di riconquistare l’isola sconfiggendo il capo dell’esercito nemico, Kothun Khan. 


Sinossi 

Nella sua complessità, Ghost of Tsushima, appare come un action la cui veste open world non sembra differire molto dagli altri titoli figli di questo genere se non fosse per l’impronta di una premessa storica tanto evocativa e peculiare che conferisce alla narrazione e al mondo di gioco uno stile davvero caratteristico. 

Fin dalle prime battute ci si rende conto di come la narrazione stessa ruoti intorno ad alcuni temi essenziali quali il desiderio di rivalsa del protagonista, sempre più determinato a voler vincere una guerra che altri definirebbero persa in partenza, e l’onore che contraddistingue i samurai, guerrieri formidabili istruiti fin dalla più tenera età alla via del bushi (da cui poi, nel 1600, prenderà il nome il Bushidō, ovvero il codice che introduce alla dottrina del samurai) e pertanto intenti a combattere perseguendo i propri ideali anche nelle situazioni più avverse, di fronte ad ogni nemico. Ma questo non basta a rendere giustizia all’amore che Sucker Punch dimostra di avere per la terra del Sol Levante, tanto che il team di sviluppo è stato capace di creare un’esperienza di gioco riecheggiante del carisma inconfondibile del cinema giapponese e l’introduzione stessa del “filtro Kurosawa”, che permette di visualizzare il gioco in bianco e nero come fosse una pellicola del celebre regista nipponico, ne è una prova più che tangibile. 

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I paesaggi suggestivi e tipici del Giappone feudale, che rappresentano immobili artefatti nell’immaginario collettivo quando si pensa a questa terra e alla sua storia, dalla bellezza contemplativa dei ciliegi in fiore alla sacralità estatica dei templi e degli edifici spirituali; così anche come la fedeltà riproduttiva che hanno i personaggi con la tradizione folkloristica dell’epoca ― seppure essi siano di fantasia  ed il linguaggio di questi, tanto misurato, ispirato e di un ermetismo intrinseco, foriero di richiami al culto del samurai virtuoso, sono tutti elementi preziosi che fanno della messa in scena la vera chiave di volta nella realizzazione di un mondo di gioco unico e accattivante il cui gameplay si intreccia mirabilmente con una trama dal taglio fortemente proteso alla ricerca di una precisa solennità cinematografica. 

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Altro aspetto centrale di Ghost of Tsushima è il dualismo tra le due filosofie distinte, quella del samurai e quella dello spettro 
 e da qui il titolo stesso del gioco  perché sebbene Jin sia un samurai che da sempre adempie ai propri doveri nel pieno rispetto degli insegnamenti ricevuti, mettendo quindi l’onore al primo posto e affrontando i nemici a viso aperto secondo il codice, di contro, ci verrà chiesto fin dal principio di prendere familiarità con quelle che sono le tecniche di combattimento incentrate sull’assassinio e gli strumenti più inclini allo stile di un ninja, figura che trova la sua trasposizione nell’immagine indubbiamente affascinante di uno spettro che si aggira per l’isola di Tsushima, pronto a colpire dall’ombra, reclamando vendetta all’invasore. 


Tsushima | Teatro di Guerra 

Per liberare Tsushima dalla presenza dei soldati mongoli dovremo seguire la main quest che si snoderà nell’esplorazione delle tre regioni in cui è suddivisa la mappa di gioco, le quali si differenziano per tipo di ambientazione e paesaggistica e per una diversificazione dei livelli di difficoltà dei nemici. Alla questline principale viene affiancato un ampio compendio di altre missioni la cui secondarietà però non deve intendersi anche in termini di importanza, tant’è che alcune di esse serviranno ad inquadrare meglio i personaggi che incontreremo man mano con la progressione della storia  strutturate a loro volta a capitoli per raccontarci le vicissitudini dei compagni d’avventura di Jin  mentre altre ancora saranno necessarie per ottenere nuove armi o l’apprendimento di tecniche specifiche. 

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Disseminati in tutto il territorio e accessibili in qualunque momento ci saranno inoltre gli accampamenti presidiati dall’esercito del nemico a cui l’onere di sgominarli, previa l’eliminazione di tutte le forze ostili, spetterà a noi, talvolta completando anche obiettivi particolari che compariranno quando saremo in prossimità degli stessi, come ad esempio la liberazione di alcune ostaggi oppure il recupero dei vessilli degli altri clan o dei manufatti mongoli, collezionabili il cui ritrovamento permetterà di ricevere ricompense come tinte per la spada e per l’armatura. 

Incursioni nelle roccaforti del nemico, assalti con arco e frecce, imboscate, pedinamenti, distruzione di depositi e duelli con i generali mongoli, sono i compiti che impegneranno Jin Sakai nella sua nobile e ostinata impresa, andando a definire il corollario di un quest design di certo non fra i più originali, ma che nel suo insieme può almeno vantare un’eterogeneità affatto disdicevole e dunque una più che buona giocabilità a fronte delle 30 ore stimate per lo svolgimento della campagna. 


Un Mondo Affascinante 

Denso com’è il mondo della cultura giapponese, non poteva non essere altrettanto il world building di un gioco che incarna a pieno la volontà di testimoniare la bellezza delle tradizioni nipponiche più suggestive. 

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Nelle sessioni di libera esplorazione sarà possibile dedicarsi ad un discreto numero di attività la cui natura rimanda in maniera inconfutabile ad antiche usanze, costumi o persino leggende del Giappone del XIII secolo, come la venerazione dei santuari di Inari, piccoli luoghi di culto raggiungibili seguendo una simpatica volpe che ci guiderà lì affinché li oneriamo con una preghiera oppure la composizione di haiku 
 brevi poesie di soli tre versi, pregne di significato  possibile solo in alcuni punti specifici dove ci potremo fermare a meditare; elementi, questi, la cui interazione sbloccherà determinati bonus o capi d’abbigliamento con cui personalizzare l’aspetto del nostro samurai. 

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Non mancano le sorgenti terminali dove riposare tra una battaglia e l’altra, le pedane di bambù, minigioco in cui dovremo colpire con un sol colpo di spada le canne di bambù disposte in fila con una sequenza di tasti da premere velocemente, oppure ancora i santuari di Shinto, a volte situati in cima a montagne particolarmente ardue da scalare, altre su isolotti raggiungibili attraverso cunicoli e balzi da una sporgenza all’altra sulla costa attraverso l’ormai sempreverde platforming.
 
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Un ossequio vero e proprio, insomma, quello degli sviluppatori che hanno deciso di implementare meccaniche di questo tipo per rendere l’ambientazione di Tsushima quanto più riecheggiante dei miti che conquistarono i cuori e le menti del popolo giapponese di quell’epoca e che vestono pertanto la semplice esplorazione come un qualcosa di avvincente, stimolando nel giocatore la curiosità di dedicarsi alla scoperta degli arcani custoditi sapientemente nelle trame del game design, vivendo una cultura che ha le proprie radici in eventi di molti secoli fa, ma che continua a stupire sinceramente. 


Sistema di Combattimento Epico 

Vero grande protagonista dell’intero impianto di gioco è un sistema di combattimento efficacemente studiato alla cui base vi sono grande fluidità, dinamismo ed un sempre più vivace senso di frenesia che ci travolgerà ogni volta dopo aver sfoderato la katana

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Parliamo infatti di un combat system di prim’ordine e dalla resa sensazionale il cui forte impatto è dovuto alla spettacolarità delle animazioni e al realismo attento con cui sono stati renderizzati i movimenti dei personaggi, enfatizzati dai rallenty delle finisher e valorizzati a pieno da un frame rate che su PS4 Pro non accenna a fare un passo falso (mentre si dimostra un po’ altalenante su PS4 standard). 

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Si avverte il tintinnio delle armature ad ogni passo, il peso inesorabile dei colpi, lo stridere dei fendenti sui corpi dei nemici e i guizzi del sangue che fuoriesce dalle ferite, elementi a cui non potremo fare a meno che lanciare un sincero sguardo di stupore, poiché di fatto costituiscono la vera unicità dei combattimenti in Ghost of Tsushima, unicità resa tale da un comparto tecnico di tutto rispetto (almeno su questo piano) che ne permette la realizzazione, anche grazie ad una camera che funziona al meglio, inquadrando nel campo di visuale sempre il centro dell’azione, vacillando solo raramente.

Sicuramente non passa inosservata la mancanza di un sistema di aggancio al quale è stato preferito un più velato lock on automatico in quanto il gioco ci indirizzerà da sé verso il nemico da affrontare senza indicatori di nessun tipo. Una differenza non trascurabile, ma che non va a penalizzare l’esperienza in quanto tale, tanto che si finisce per prenderci la mano molto in fretta. 

Stupisce poi la ricchezza dell’armamentario a nostra disposizione  che consta di strumenti utili come kunai, bombe adesive, ecc.  e dell’albero delle abilità relegato alla progressione del personaggio, caratterizzato da tutta una serie di perk per migliorare i parametri di base e dalla presenza delle stance, vero fulcro del sistema di combattimento stesso. Nella fattispecie si tratta di quattro stili (o forme) diversi e più o meno adeguati a seconda del nemico che ci si parerà contro e il cui apprendimento sarà fondamentale per riuscire a dominare gli scontri in cui ci troveremo accerchiati da numerosi soldati pronti a spezzare le nostre combo e a colpirci alle spalle mentre teniamo la guardia in una diversa direzione. 

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Sarà dunque necessario prestare molta attenzione alla classe dei nostri avversari per evitare mosse sconclusionate o facilmente parabili, tuttavia, se da un lato questo designa uno specifico modo di intendere il combattimento, rendendolo a sua volta carico di quella tensione che ci terrà coi nervi a fior di pelle mantenendo alto il livello di difficoltà, dall’altra  nella prima metà del gioco, dove dovremo ancora apprendere al meglio come gestire questa formula  non potrà che essere un ostacolo per l’immersività durante le fasi di battaglia, imponendoci una lucidità difficile da far coesistere con l’agitazione che si è soliti provare in circostanze dove l’istinto più prossimo è quello di premere il più rapidamente possibile i tasti sul pad senza curarsi troppo di ciò che si sta colpendo. Cionondimeno, al netto delle rugginosità di un modello di combattimento inizialmente troppo macchinoso, non si può non riconoscere come questo sia uno dei grandi punti di forza del gameplay: incredibilmente stimolante, ben stratificato e soddisfacente nelle sensazioni che è in grado di trasmettere grazie ad un rendering validissimo; al quale giova in maniera considerevole la possibilità di sfruttare stili differenti e abbinare le tecniche dello spettro, caratteristiche che diversificano oltremodo le possibilità di soluzione di ogni scontro armato. 

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Menzione a parte va allo steath essendo Ghost of Tsushima un gioco che fa del silenzio e dell’ombra i punti fermi a cui ruota intorno l’irriducibile figura dello spirito vendicativo di Jin Sakai. L’opzione furtiva è di fatto quasi sempre una valida alternativa allo scontro diretto e trova la sua concretizzazione in un ambiente di gioco caratterizzato da elementi utili a nasconderci (come l’erba alta) e dalla conformazione stessa delle strutture degli avamposti nemici che potremo utilizzare a nostro vantaggio grazie al rampino, portandoci così in posizioni strategiche da cui eseguire assassinii alle spalle oppure headshot con l’arco, senza il rischio di allertare tutte le guardie. Uno stealth sempre contemplabile e talvolta necessario, pena l’eliminazione di alcuni prigionieri, che riesce a pieno nel tentativo di plasmare la personalità dello spettro dando risalto e longevità al gameplay, il quale va sciorinando la libertà d’approccio, figlia di questi tempi, in pieno accordo col dualismo essenziale del concept di partenza, esautorato tuttavia da un senso di realismo vero e proprio a causa di un I.A. deficitaria e prevedibile, motivo per cui l’idea di assaltare un accampamento a lama sguainata sembrerà spesso più allettante anche per i giocatori dal playing style furtivo. 


Uno Stile Cinematografico 

Impossibile sarebbe non trovare tracce di quella che è stata la volontà di Sucker Punch di elevare il gioco ad una consacrazione scenografica attraverso una serie di accorgimenti che nel loro insieme delineano uno stile artistico ricercato e di pregiata fattura. 

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Lo si vede per esempio negli scontri a duello, sempre preceduti da una cutscene che inquadra in maniera molto cinematografica i due sfidanti attenti a studiarsi l’un l’altro; oppure nella brevità dei dialoghi che da una parte assicura continuità al gameplay, impostandolo, dall’altra, all’ermetismo esistenzialista che è il vero cuore pulsante di una narrazione sempre più vicina al canone del cinema giapponese, il cui romanticismo talvolta eccessivo va a sacrificare parte della credibilità storica pur tuttavia garantendo un forte impatto dal punto di vista del coinvolgimento. 

Non di meno viene affidato al comparto grafico, il quale assolve magnificamente l’importante funzione di creare l’identità estetica del mondo di gioco, non senza alcuni compromessi che gravino però sul livello qualitativo delle texture che sono spesso troppo poco definite, ma che comunque contribuiscono a rendere pittoresco l’aspetto dei paesaggi, piacevoli alla vista durante le cavalcate, specialmente alla luce dell’ottimo lavoro svolto con il ciclo giorno e notte ed il meteo variabile. 


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Iconico poi è l’espediente del vento guida il quale, con un semplice slide sul pad, comparirà per soffiare nella direzione dell’obiettivo da raggiungere, un escamotage che, tenendo più sgombero possibile l’HUD, rimanda al mito del kamikaze, abile commistione tra elementi di folklore e meccaniche di gioco. 

Altro punto a segno lo va a mettere il sonoro, curatissimo tanto da rendere tangibili le sensazioni della lama che penetra le carni del nemico in battaglia, e indiscutibilmente apprezzabile per quello che concerne le musiche, scelte sublimi di melodie fedelmente proprie della Tsushima di quell’epoca.


Comparto Tecnico 

Sebbene Ghost of Tsushima faccia della premessa storica e della sua resa scenica i punti saldi dell’opera, non si può dire che a livello tecnico la cosa non crei degli scompensi, primi fra tutti una lacunosa intelligenza artificiale ed una veste grafica la cui scarsità di poligoni non passa di certo inosservata e che penalizza non poco le espressioni facciali dei personaggi. 

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Le transizioni, dal canto loro, non fanno gridare al miracolo e a volte non sembrano aderire al meglio al gameplay mentre il doppiaggio in lingua originale (inglese) non è sicuramente tra i peggiori, ma non può nemmeno considerarsi uno dei punti di forza della struttura narrativa che venta ben altri meriti. 

Sono tuttavia notevoli i ristrettissimi tempi di caricamento, inconsuetamente veloci per un gioco open world, ed il frame rate che non accenna a calare minimamente sulla versione Pro di PlayStation 4. Degno di nota è anche il moto ondoso dell’acqua il quale ci riporterà a riva se proviamo a stare fermi in mare, un piccolo valore aggiunto alla fisica del gioco, ulteriore segno della cura per i dettagli che ha dimostrato di avere il team di sviluppo.


Il Verdetto 

Ben smussato e storicamente massiccio, rigorosamente elaborato sulla base della tradizione giapponese anche se con qualche stortura, Ghost of Tsushima fa del proprio open world ricco di riferimenti il contesto narrativo adeguato per raccontarci una storia avvincente di onore e vendetta. Un universo unico, esplorabile per mezzo di una mappa né stringente né dispersiva, realizzato con grandissima attenzione per la messa in scena  manifesta di un ricercato gusto estetico seppur non esente da lacune tecniche, cinematografica ed evocativa  del cui impianto di gioco il fiore all’occhiello resta un sistema di combattimento reattivo e sensazionale, colonna portante dell’intero gameplay, dove non mancano dialoghi profondi, una grafica caratteristica ed elementi come la personalizzazione dell’aspetto con fregi e tinte per l'armamentario che nell'insieme riescono a definire ancor più nitidamente il sentimento di rendere omaggio alla cultura del Giappone e l'amore per il mito del samurai romanzato. 



Voto Finale 

8.0 


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Pro & Contro 


✔ Sistema di combattimento stimolante                                                 ✖ I.A. scarsa 
✔ Caricamenti veloci                                                                                           ✖ Texture poco definite 
✔ Stile caratteristico


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