Recensione | Horizon Zero Dawn
Cronache di una Nuova Primitività
Quello in cui ci immerge Horizon Zero Dawn non è propriamente il tipico scenario post-apocalittico che vede l’umanità irrimediabilmente devastata dalla furia di una qualche catastrofe; no, o almeno non del tutto, perché sebbene la premessa di partenza sia la medesima, ovverosia quella di un futuro emerso dopo un qualche misterioso cataclisma, il panorama che troveremo nelle nostre sessioni di gioco nell’action RPG open world di Guerrilla Games è figlio di un concept tutto nuovo dimostratosi capace di reinventare quest’incipit ormai ampiamente diffuso e sdoganato.
Fin dal principio il gameplay ci mostra un contesto inedito dove la Terra è stata riportata alla dimensione di un’era preistorica in cui l’essere umano vive organizzato in piccole comunità dai retaggi tribali e la venerazione degli elementi naturali e della caccia sono i punti chiave per poterne comprendere l’essenza delle tradizioni.
Tuttavia, se da una parte ci ritroveremo in un mondo primitivo sotto molti aspetti, dove la natura selvaggia si è diffusa a piede libero su gran parte della superficie terrestre e la mano dell’uomo riesce a malapena a testimoniare la propria presenza tanto che non arriva a perturbarne l’ecosistema in nessun modo, dall’altra sarà inevitabile rendersi conto della connotazione più paradossale che questo scenario ci pone davanti agli occhi: la presenza delle macchine.
Nonostante il pianeta sembri rivivere un passato riesumato da eoni, a caratterizzare il mondo di gioco attribuendone inequivocabilmente l’appartenenza ad un arco temporale futuristico (da datare precisamente all’anno 3039 d.c.) è una tecnologia protagonista in ogni elemento del game design, dagli ornamenti degli abiti dei vari personaggi realizzati con placche metalliche e vetri particolarmente raffinati, alla riproduzione di una vera e propria fauna meccanizzata che ripropone con una strabiliante anatomia cibernetica animali quali cavalli, arieti, cervi, aquile, alligatori, veri e propri titani giurassici e molti altri ancora; creature libere di circolare, anzi pascolare, nelle grandi distese erbose (ma anche lande innevate e desertiche) che si stenderanno ai nostri piedi, e dalle quali dovremo stare in guardia poiché, sebbene alcune volte scapperanno intimorite alla nostra vista, molte altre invece ci attaccheranno senza troppi indugi.
Ad esplorare questo mondo in tutta la sua contraddittoria bellezza ci ritroveremo nei panni di Aloy, una giovanissima ragazza dai capelli color rame, cresciuta ai margini della tribù dei Nora dalla quale è stata esiliata fin da bambina per essere poi cresciuta da un uomo anch’egli emarginato che se ne prenderà cura insegnandole ad andare a caccia di macchine.
Il Plot
Alla luce di una premessa simile, Zero Dawn non può che partire con le migliori intenzioni e tutte le carte in regola per offrire al giocatore un’esperienza unica in termini narrativi.
La nostra Aloy si vedrà ben presto coinvolta in alcuni avvenimenti che la porteranno a voler indagare scrupolosamente, al costo di scontrarsi anche coi dettami della tribù, inseguendo una pista di indizi che la (e ci) porterà a fare sempre più luce sul passato del mondo degli antichi, espressione a cui viene relegato il ricordo storico della nostra epoca, andata, perduta e destinata all’archeologica sedentarietà delle rovine ritrovabili nella mappa di gioco e accessibili durante le varie fasi di esplorazione e in alcune missioni della campagna.
Luoghi misteriosi da scoprire e feroci bestie cibernetiche da domare sono dunque i punti cardine di quest’avventura all’insegna della sopravvivenza in un mondo vasto e senza confini che necessita di essere sondato a fondo e che sulla base di tale assunto ci condurrà alla ricerca di una grande verità sepolta tra un colpo di scena e l’altro, essendo Horizon Zero Dawn, un gioco che, al netto di quelle che possiamo definire pallide lacune di regia – vedremo spesso le cutscene interrompere con un pessimo tempismo il gameplay minando talvolta l’autenticità della narrazione – coglie nel segno nel collocare una trama efficace e molto originale nell’insieme strutturale degli elementi tipici del genere action RPG.
Un altro elemento che vizia, seppur in minima parte, l’aspetto prettamente registico è la realizzazione dei dialoghi tra i personaggi: a volte troppo banali, altre invece penalizzati da un doppiaggio fiacco e manchevole del giusto pathos, almeno per quanto riguarda quello in lingua italiana.
Il Mondo di Gioco
Superata una breve fase introduttiva, ci verrà svelata subito e in tutta la sua pienezza la natura open world di questo titolo; saremo infatti proiettati in un mondo molto ampio, con una mappa sufficientemente espansa ma non dispersiva, e ricco di attività da svolgere in contemporanea al proseguimento della quest principale che racconta le vicissitudini di Aloy.
Esplorando questo mondo in tutti i suoi territori, la cui ambientazione è ben diversificata, potremo infatti interagire con personaggi che, dopo un consueto dialogo, invocheranno il nostro intervento facendoci comparire una nuova inserzione nell’elenco delle missioni secondarie; questa però non è l’unica alternativa allo svolgimento della storia principale, sono di fatto presenti tanti altri tipi di attività sulle quali dovremo concentrarci inevitabilmente al fine di progredire con l’acquisizione di nuove abilità e poter ottenere armi ed equipaggiamenti sempre migliori.
Ci saranno grotte e rovine antiche da esplorare, vette da conquistare tramite dedicate ma brevi sessioni platform, oggetti rari da ritrovare, punti di osservazione da raggiungere, sfide a tempo, campi di banditi da sgominare e così via, implementando quindi i contenuti tipici della maggior parte dei titoli open world, ma con un quest design che ne valorizza sempre la fruibilità e un contesto che rielabora taluni cliché offrendoci un’esperienza di gioco capace di stupire anche nel momento in cui ritroveremo meccaniche già viste altrove, come per esempio il sistema di salvataggi che è strutturato sulla base di checkpoint rappresentati dai falò presenti sulla mappa.
Il Sistema di Combattimento
Il combat system rappresenta sicuramente uno degli aspetti più peculiari del gioco: molto caratteristico, dinamico, fluido e ben realizzato, seppur con qualche ingenuità strutturale per quello che concerne il combattimento all’arma bianca.
Avremo a disposizione un armamentario di tutto punto per lo più costituito da archi con una faretra ben assortita e trappole da piazzare; un equipaggiamento che ci offrirà quindi la possibilità di avere diversi tipi di approccio in maniera da ideare ogni volta una strategia adeguata per ogni tipo di macchina che ci troveremo ad affrontare rendendo così ogni scontro unico ed imprevedibile.
Sarà oltretutto possibile eseguire una sorta di “hacking” chiamato override su alcune tipologie di macchine facendole così passare momentaneamente dalla nostra parte ed il che contribuirà sensibilmente alla varietà dei risvolti possibili che può prendere ogni combattimento.
Aloy è inoltre munita di una lancia che le consentirà di eseguire attacchi corpo a corpo su macchine e nemici umani, tuttavia questo elemento sembra proprio rappresentare il tallone d’Achille del combat system stesso, in quanto il fronteggiare NPC umani si riduce spesso ad un’elementare e tediosa sequenza di colpi con la lancia, essendo dotata questa solo di due attacchi (uno veloce ed uno pesante), mentre sulle macchine sarà quasi sempre l’ultima opzione da considerare vista la quantità ininfluente di danni che provoca e la miglior predisposizione di un arco a centrare una bestia feroce pronta ad attaccarci senza esporci troppo.
Come facilmente intuibile dalla varietà di armi e di situazioni, avremo la possibilità di scegliere l’approccio che più riterremo utile ai fini del completamento di ogni incarico, potendo quindi optare per un assalto diretto senza troppi preamboli oppure un’infiltrazione silenziosa tra le schiere del nemico; esiste infatti la componente stealth, molto ben strutturata per quanto riguarda il combattimento con le macchine, e godibile seppur troppo basilare quando invece avremo a che fare con un campo di banditi, o in generale, quando i nostri nemici saranno dei semplici umani, i quali, sostanzialmente poco attenti a quanto succede intorno a loro, si faranno trovare quasi sempre girati di spalle o intenti a seguire percorsi di pattuglia molto semplici, causa un IA non brillante e talvolta davvero troppo prevedibile per un giocatore medio qualunque.
Non mancano di certo gli elementi più tipici del genere e infatti Horizon Zero Dawn aderisce al canone del trova e costruisci e lo fa con un ricco ma non dispendioso novero di risorse da raccogliere – che siano il bottino di nemici abbattuti, legna ed erbe curative oppure materiali depositati in casse sparse qua e là per la mappa – utili alla realizzazione di munizioni o all'acquisto di nuove armi ed armature.
Al contrario di quanto accade in altri titoli figli di questo genere, dove il crafting ed il loot si traducono spesso in un onere particolarmente gravoso sulla fluidità della narrazione a causa di una ridondanza talvolta forzosa, Guerrilla riesce perfettamente nell’impresa di rendere il meno ingombrante possibile tale componente conferendo a questi aspetti un’accessorietà che solitamente non vedono propria: sono sì fondamentali per l’esperienza di gioco, ma il dover cercare risorse ed utilizzarle poi per creare ciò che ci occorre risulta essere una meccanica di facile gestione che avviene sempre in tempi modesti, quando oggettivamente necessario e la quantità di risorse distribuite è più che sufficiente al punto tale che dopo un combattimento saremo quasi sempre nella condizione di rifornirci di munizioni andandole a craftare direttamente dal nostro inventario senza ulteriori perdite di tempo.
È il sentimento di voler raccontare una storia coinvolgente a farla da padrone e per quanto questo avvenga sfruttando l’espediente del gioco di ruolo, gli elementi di quest’ultimo non risultano mai un ostacolo per l’immersività; non costituiscono nessuna macchinosa forzatura, bensì una cornice narrativa fatta su misura che si intona perfettamente con la filosofia del concept stesso, ovvero quello della ricerca e della scoperta continua.
Nel gioco è previsto inoltre un sistema di livelli che riguarda sia il personaggio di Aloy, indicandone l’avanzamento in termini d’esperienza e quindi l’acquisizione di nuove abilità, sia i nemici, nel qual caso ci fornirà una preziosa indicazione sulle reali possibilità di vittoria in caso di scontro. Va detto però che progredire nella campagna completando buona parte delle missioni secondarie e svolgendo altre attività di vario genere ci porterà relativamente presto ad una sorta di endgame per cui saremo in grado di affrontare qualunque tipo di avversario senza curarci troppo del suo livello già da metà gioco in poi.
I punti esperienza che guadagneremo in combattimento ed espletando i vari compiti che avremo durante le missioni potranno essere spesi in un albero delle abilità che consta di una vasta gamma di migliorie per quanto riguarda le capacità offensive e difensive di Aloy nonché del suo equipaggiamento.
Grafica ed Estetica
Sicuramente uno degli aspetti meglio riusciti nella realizzazione dell’universo che contraddistingue Horizon Zero Dawn è la grafica maestosamente suggestiva, caratterizzata da una paletta cromatica ricercatissima e da un uso sapiente degli effetti di luce che, scandagliando l’ambientazione naturalistica di paesaggi incredibili, regala sempre sensazioni di tangibile stupore.
Le texture molto ben definite evidenziano uno zelo senza precedenti sul piano del rendering, specialmente se partiamo dal presupposto che trattandosi di un open world non ci si aspetterebbe una grafica tanto attenta e ammirevole giacché il più delle volte, in titoli analoghi, viene utilizzato il compromesso di un level of detail relativamente basso affinché questo non vada ad interferire con la fluidità di gioco, cosa che Guerrila si guarda ben dal fare, sfruttando al meglio una formula capace di garantire al gioco una stabilità ragguardevole sui canonici 30 fps con rari cali di frame rate, ma con un comparto grafico veramente degno di nota.
A trionfare su questo mirabile assetto grafico qualitativamente superiore alla media è senza ombra di dubbio l’estetica del mondo di gioco, fatta di sfumature di colori, di sublimazioni estatiche, di saturazioni brillanti ed evocative: vedremo albe che rischiarano il cielo con sensazionali giochi di luce per trovarci poi in momenti in cui il nostro sguardo si perderà nella contemplazione di luoghi ameni che ci inviteranno tacitamente a tuffarci nello scontro campale con mastodontiche creature meccaniche.
Unica vera mancanza alla quale purtroppo l’utilizzo del Decima Engine non sopperisce è la poca cura delle espressioni facciali che restano approssimazioni di sagome poligonali talvolta un po’ troppo fuori luogo con il contesto narrativo che richiederebbe un feedback molto più realistico da questo punto di vista.
Una nota di merito va inoltre al comparto sonoro: la scelta di una colonna musicale molto appropriata che riesce ad esaltare meravigliosamente la solennità di alcuni momenti e ad incitare nel combattimento il giocatore, con ritmi tribali incalzanti che rendono alla perfezione l’idea di battaglie feroci senza esclusioni di colpi come quelle che saremo costretti ad affrontare.
Il Verdetto
Nel complesso non si può parlare di Horizon Zero Dawn senza alludere alla sua anima filosofica e a tratti anche fiabesca i cui continui richiami ad una rivisitazione dell’uomo primitivo ci immergono con astuta curiosità in un gameplay forte, vario e con un sistema di combattimento realizzato al meglio al quale vorremo alternare momenti di esplorazione libera per conoscere sempre più quest’universo intrigante, contraddittorio ma anche splendido, seguendo una trama davvero ben congegnata la quale nei punti di maggior spicco tange la sfera della filantropia rivelando la grandissima natura umana di Aloy, personaggio caratterizzato in maniera considerevole e con alla base una scrittura che ci coinvolgerà per tutte le 22 ore di gioco della campagna.
Voto Finale
8.5
Pro & Contro
✔️ Trama molto originale ❌ Corpo a corpo monotono
✔️ Gameplay coinvolgente ❌ Dialoghi raffazzonati
✔️ Ambientazione suggestiva ❌ Cutscene a tratti invasive
✔️ Grafica mozzafiato











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